CENNI STORICI

La genesi di quest’arte risale intorno all’anno mille e la sua evoluzione prosegue per tutto il periodo dell’epopea feudale giapponese, raccontata e cantata in romanzi, storie e film che hanno dipinto in Occidente la figura del nobile guerriero (bushi), o samurai (colui che serve). Questa scuola si è tramandata nel segreto  per quasi un millennio all’interno della famiglia Takeda. Tra le arti militari che il clan Takeda già insegnava nel 1087 vi erano l’arco, l’equitazione, la lancia, l’alabarda, la spada, la strategia militare (impianti idrici, scavi,e fortificazioni) ed ovviamente anche il combattimento corpo a corpo, che si dice fosse stato adottato dagli avi di Minamoto Yoriyoshi (padre del fondatore dell’arte) derivandolo dalla Tegoi (forma di lotta autoctona ancor più antica da cui pare abbia tratto origine anche il sumo). Già in epoca Heian (794-1195) fu codificata e documentata la struttura delle prime tecniche di ciò che poi sarebbe divenuto il Daitō-ryū Aikijūjutsu e già qui si trova una notevole attenzione verso quell’uso armonico dell’energia, che in epoca successiva (Edo, 1603-1867) era già nota con il nome di “aiki-in-yō-ho” (metodo yin-yang dell'aiki). Il nome del clan Takeda ricorre nella storia giapponese ed i suoi personaggi rispecchiano il carattere indomito e risoluto dei guerrieri (bushi). I fatti d’arme di questo clan si rincorrono e s’intrecciano nelle vicissitudini militari e politiche del paese. La tradizione orale del Daitō ryū Aikijūjutsu attribuisce l’origine dell’arte a Yoshimitsu Minamoto (源義光 1045-1127), terzo figlio di Yoriyoshi Minamoto discendente della quinta generazione dell’imperatore del Giappone, della dinastia Minamoto, Fujiwara Seiwa (850-881). Il clan Minamoto era uno dei maggiori del Giappone e Yoriyoshi Minamoto, principe ereditario (daymiō) della provincia di Chinjufu era stato inviato dall’imperatore a sedare una rivolta del clan Abe. La guerra durò 11 anni (1051-1062) fino a quando Sadatou Abe fu sconfitto nella battaglia di Yakata Koromogawa. Successivamente i figli di Yoriyoshi combatterono nella guerra Gosannen  (Gosannen Kassen 1083-1087) contro il clan Kiyohara. Essendo Minamoto Yoshiie (uno dei figli) in difficoltà, fu raggiunto dal fratello Yoshimitsu ed insieme espugnarono la fortezza di Kanazawa. Dei due si racconta la ferocia e l’innovativo approccio “scientifico” all’arte marziale: avrebbero, infatti, sezionato i cadaveri dei nemici sconfitti per meglio comprendere il funzionamento delle articolazioni che erano coinvolte nelle tecniche di slogatura (kansetsu waza) proprie dell’aikijūjutsu di cui era maestro Yoshimitsu. Yoshimitsu era il signore del castello di Daitō (da cui deriva il nome dell’arte), ma il figlio Minamoto Yoshikiyo (源義清1075-1149) al termine della guerra si trasferì a Takeda, nella provincia di Kai, dove assunse il nome di "Yoshikiyo Takeda". Lui e suo figlio,Kiyomitsu (1110-1168), sono stati in successione i fondatori della famiglia Kai-Genji. Kiyomitsu è considerato il progenitore della Takeda. I documenti certi (anche non di proprietà del clan) risalgono a questo periodo e precisamente al 1087, quando Yoshikiyo Minamoto, trasferitosi nella provincia di Kai, vicino all’attuale Tōkyō, fonda il nuovo clan, il Kai-genji Takeda (Epoca Heian 794-1195). Nasceva così il clan Takeda, al cui capostipite lo Shōgun concesse il titolo ereditario di principe militare (Daymiō) con tutti i diritti propri dei vassalli feudali. Sebbene le circostanze circa le origini di ciò che divenne il Daitō ryū Aikijūjutsu prima del 1087 non siano documentabili, è opportuno notare che i membri del clan Minamoto (futuro clan Takeda) e quindi Minamoto no Yorinobu (968-1048 capostipite della linea Kawachi Genji), Minamoto no Yoriyoshi (998-1082), Minamoto no Yoshimitsu (1045-1127), Minamoto no Yoshikiyo (1075-1149 il primo ad adottare il nome Takeda), Minamoto no Yoshiie (1039-1106 fratello di Yoshimitsu), ecc,  sono tutti personaggi citati non solo nelle antologie del clan Takeda, ma anche altrove, in testi indipendenti che riferiscono del periodo Heian e che riportano le medesime battaglie e guerre. Dopo il 1087 si incontrano sia fonti orali che scritte che molto aiutano nella ricostruzione storica della scuola e del clan Takeda. Tra le battaglie documentate vi sono quella per il castello di Kanazawa vinta da Yoshimitsu Minamoto il 14 novembre 1087; le Battaglie di Kawanakajima ( 川中島の戦い Kawanakajima senza tatakai), in cui il Daymiō conosciuto come Takeda Shingen (武田信玄) si confrontò per ben 5 volte con Kenshin Uesugi (上杉謙信), Daymiō di Echigo, spesso chiamato "Il Drago di Echigo " (越後の龍) o anche "La Tigre di Echigo" (越後の虎). I confronti ebbero luogo nella piana di Kawanakajima, "l'isola tra i fiumi", a nord della Provincia di Shinano, nella parte meridionale della odierna città di Nagano. Le cinque grandi battaglie hanno avuto luogo nel 1553, nel 1555, nel 1557, nel 1561 ed in fine nel 1564. Gli scontri portarono a delle perdite ingenti su ambo i lati, il più noto e più grave tra questi fu quello del 10 settembre 1561, ossia la quarta battaglia di Kawanakajima, che comportò ingenti perdite di truppe da entrambe le parti come percentuale delle forze totali, notevoli se paragonate a qualsiasi altra battaglia del Periodo Sengoku. Questa viene considerata una tra le battaglie tatticamente più interessanti del periodo Sengoku, caratterizzata da uno uno dei più famosi combattimenti tra due samurai nella storia del Giappone, raccontato nel Kōyō Gunkan. Uesugi Kenshin in persona irrompe a cavallo nel quartier generale, attaccando Takeda Shingen che, sebbene colto alla sprovvista, riesce a parare diversi colpi con il suo ventaglio da combattimento, ed a tenere a bada Kenshin fino all'arrivo del vassallo Hara Torayoshi, che impugnata una picca riesce a ferire il cavallo di Kenshin, costringendolo a ritirarsi.. Takeda Shingen (武田 信玄) (1º dicembre 1521 – 13 maggio 1573) è stato un preminente Daimyō giapponese, signore della provincia di Kai, con un prestigio militare eccezionale nel tardo periodo Sengoku. Il suo nome formale fu Harunobu (晴信) e nei documenti ufficiali della corte imperiale venne conosciuto come Minamoto no Harunobu (dal nome originario del suo clan i Minamoto). E' dopo la chiamata monastica per seguire il Dharma nel 1551 che diviene Shingen (信玄). Il suo soprannome era quello di "Tigre del Kai" (甲斐の虎) per la sua abilità marziale sul campo di battaglia, alcune delle sue tattiche strategiche di combattimento sono scritte e raccolte in una parte de "L'arte della guerra" come la "Strategia del Forte Vuoto" o le "Abilità degli Elementi". Sempre nella storiografia Giapponese un particolare cenno merita sicuramente la celebre battaglia di Nagashino, che vide protagonista il figlio di Takeda Shingen, caratterizzata dall’assalto della cavalleria pesante Takeda contro gli eserciti combinati di Nobunaga e Tokugawa, maggiori in numero. In questo assalto, si narra, morirono la maggior parte dei cavalieri del clan Takeda che, leali al Bushidō (codice cavalleresco del guerriero) rifiutarono di usare le armi da fuoco di cui disponeva invece l’avversario. E' l’epica battaglia di Nagashino (Nagashino no sen 長篠の戦) del 21 maggio 1575 (periodo momoyama) vicino all'omonimo castello nella pianura di Shidaragahara (設楽原, attualmente Shinshiro), nella provincia di Mikawa in Giappone. Il castello era posto sotto assedio da parte delle forze di Takeda Katsuyori (武田勝頼) sin dal 17 giugno dello stesso anno. Okudaira Nobumasa (奥平貞昌), un vassallo di Tokugawa, era al comando delle forze difensive. Le truppe del clan Takeda attaccarono poiché il castello rappresentava una minaccia per le linee di rifornimento. Sia Tokugawa Ieyasu (徳川家康) che Oda Nobunaga (織田信長) mandarono truppe per rompere l'assedio, e le loro forze combinate riuscirono a sconfiggere Takeda Katsuyori. L'abilità nell'utilizzo di armi da fuoco da parte di Nobunaga per avere la meglio sulle tattiche di cavalleria di Takeda è spesso citata come un punto di svolta nella tecnica militare giapponese: molti la citano come la prima battaglia giapponese "moderna". La carica di cavalleria era stata introdotta solo una generazione prima dal padre di Katsuyori, Takeda Shingen (武田信玄); per altro, le armi da fuoco erano già state usate in battaglie precedenti. L'innovazione di Oda Nobunaga furono gli steccati di legno e le scariche di fuoco a rotazione che portarono ad una decisiva vittoria a Nagashino. Oda Nobunaga e Tokugawa Ieyasu schierarono un contingente totale di 38000 uomini per spezzare l'assedio posto al castello da parte di Takeda Katsuyori. Degli originali 15000 assedianti di Takeda ben 12000 affrontarono l'esercito di Oda e Tokugawa in questa battaglia. Oda e Tokugawa posizionarono i loro uomini lungo la pianura presso il castello, dietro il Rengogawa (連吾川), un piccolo corso d'acqua i cui ripidi argini avrebbero rallentato le cariche di cavalleria per le quali era famoso il clan Takeda. Cercando di proteggere i propri archibugieri, per i quali successivamente diverrà famoso, Nobunaga costruì diverse palizzate di legno, preparando i suoi fucilieri ad attaccare la cavalleria dei Takeda con scariche di proiettili. Gli steccati servirono ad attutire l'impeto della cavalleria in carica, oltre che a fornire protezione dai colpi di spada e di lancia, ed una più limitata protezione dalle frecce. Furono posizionate porte o cancelli in fitte ed alte palizzate per incanalare le cariche di cavalleria in corsie dove sarebbero state in svantaggio, esposte maggiormente a spari, frecce e colpi di spada e lancia da parte dei difensori degli steccati. Il rapporto era approssimativamente di tre fucilieri ogni quattro samurai a cavallo dei Takeda; delle forze di Oda Nobunaga, circa 1000 - 1500 soldati erano archibugieri samurai (diverse fonti anglofone riportano 3000 come numero di archibugieri, sebbene la maggior parte degli storici giapponesi attualmente sia concorde sul fatto che il documento usato come fonte fu alterato da uno storico della famiglia Tokugawa durante il periodo Edo) che furono posti sotto il comando dei suoi horo-shu (母衣衆), o guardie del corpo di élite. Oda mandò piccoli contingenti contro Takeda per simulare attacchi frontali, cosa che spinse quest'ultimo a muovere le proprie truppe. Gli uomini di Takeda uscirono dalla foresta e si trovarono a 200-400 metri dalle palizzate della coalizione Oda-Tokugawa. La breve distanza, la grande potenza di carica della cavalleria dei Takeda, in aggiunta alla pesante pioggia, che Katsuyori pensava avrebbe reso inutili gli inneschi delle armi da fuoco, lo incoraggiarono a ordinare la carica. La cavalleria dei Takeda era temuta sia dalle truppe di Oda che di Tokugawa, sconfitte da questa in passato nella Battaglia di Mikatagahara (三方原の戦い). I cavalli rallentarono per attraversare il torrente, e venne sparato loro contro non appena questi uscirono dal corso d'acqua, alla distanza approssimativa di 50 metri; questa era considerata la distanza perfetta per trapassare l'armatura della cavalleria. Nella strategia militare, il successo di qualsiasi carica di cavalleria dipende dalla rottura dei ranghi della fanteria, così che la cavalleria stessa possa travolgere le truppe. Se la fanteria non rompe i ranghi tuttavia, le cariche di cavalleria spesso sono destinate a fallire, dato che anche i cavalli da guerra addestrati non hanno la possibilità o si rifiutano di avanzare fra i solidi ranghi dei nemici. Grazie alle incessanti raffiche di proiettili ed al rigido controllo delle linee da parte degli horo-shu (guardie del corpo), gli archibugieri rimasero al proprio posto e furono in grado di respingere tutte le cariche della cavalleria nemica. I lancieri ashigaru (fanti a piedi) colpirono attraverso o sopra le palizzate ogni cavallo sopravvissuto alle scariche iniziali, ed i samurai, con spade e lance più corte, affrontarono in duello ogni guerriero Takeda che avesse superato le barricate di legno. Resistenti difese alla fine degli steccati impedirono alle forze dei Takeda di attaccare le palizzate dai fianchi. Intorno a metà pomeriggio le truppe di Takeda ruppero i ranghi, fuggirono e vennero incalzate ed uccise. Secondo lo Shinchō kōki le perdite di Takeda ammontarono a 10000 uomini, due terzi della originale forza d'assedio; tuttavia questo numero sembrerebbe eccessivamente alto, ed è molto probabile che si tratti di un'esagerazione. Altre fonti contemporanee parlano di 1000 uomini morti in battaglia ed altri 2000 durante la ritirata, e questo numero sembra molto più probabile. Otto dei famosi ventiquattro generali furono uccisi in questa battaglia, compresi Baba Nobuharu (馬場信春 combatté la battaglia di Mikatagahara e comandò l'avanguardia dell'ala destra dell'esercito Takeda nella Battaglia di Nagashino, nella quale perse la vita), Yamagata Masakage (山県昌景 fratello minore di Obu Toramasa, era conosciuto per la sua abilità in battaglia e per la sua armatura rosso fuoco; combatté a Mikatagahara e prese parte all'Assedio di Yoshida, perse la vita nella battaglia di Nagashino nel 1575, insieme alla sua famosa unità di cavalleria in armatura rosso fuoco) e Naitō Masatoyo (内藤昌豊 presente sia a Mikatagahara, dove guidò una carica verso le truppe Tokugawa, che in prima linea a Nagashino; nel corso di questa battaglia, fu colpito più volte da frecce, ed infine decapitato da Asahina Yasukatsu.), Hara Masatane, Ichijō Nobutatsu, Obata Masamori (condusse il contingente principale di 500 unità di cavalleria e 1000 ashigaru -"piedi leggeri", fanti - al centro dello schieramento nella battaglia di Nagashino, nella quale perì), Saigusa Moritomo, Sanada Nobutsuna (figlio maggiore di Sanada Yukitaka, comandò 200 samurai a cavallo nella battaglia di Nagashino, in cui perse la vita), Takeda Nobukado (fratello di Shingen, morì al comando di truppe al centro dello schieramento Takeda nella battaglia di Nagashino), Tsuchiya Masatsugu (combatté a Mikatagahara; cadde nella battaglia di Nagashino, i suoi tre figli seguirono Takeda Katsuyori fino alla morte nella battaglia di Temmokuzan nel 1582). La Battaglia di Nagashino può essere considerata un punto di svolta nella storia del Giappone. Nonostante avessero già preso parte a diverse battaglie, i primi archibugieri erano considerati di scarsa importanza a causa dell'inaffidabilità delle armi da fuoco dell'epoca: gli archibugi infatti, avevano bisogno di molto tempo per essere ricaricati (se non si usava la strategia del "fuoco continuo" in cui una fila sparava, e ricaricava mentre la seconda fila sparava); quando bagnati, i fucili erano quasi inutili e comunque nel corso dello scontro tendevano a surriscaldarsi o rompersi a causa di polvere da sparo incastrata, provocando esplosioni di metallo e legno in faccia agli stessi fucilieri. Dopo la Battaglia di Nagashino gli archibugi divennero una dotazione militare standard nel contesto bellico giapponese; nonostante ancora abbastanza inaffidabili, gli archibugi si erano dimostrati molto utili. La sconfitta della famosa cavalleria dei Takeda significò anche una evoluzione nelle modalità di gestione delle battaglie, che si allontanò dai più "cavallereschi" combattimenti all'arma bianca di cavalleria e fanteria, spingendosi verso un modo di combattere meno personale e più industrializzato, dipendente da un equipaggiamento avanzato e da nuove tattiche tanto quanto dal valore personale. Il daymiō Takeda Katsuyori commise seppuku (切腹) nella battaglia di Temmokuzan del 1582, incalzato dalle truppe nemiche dei clan Oda e Tokugawa, che distrussero completamente il suo esercito. Le gesta militari del clan Takeda, dalla nascita di Takeda Shingen fino alla morte di suo figlio Katsuyori sono trattate nel Kōyō Gunkan (甲陽軍鑑) che si ritiene sia stato scritto prevalentemente da Kōsaka Danjō Masanobu, uno dei famosi 24 generali Takeda, il quale ebbe un ruolo di spicco durante la quarta battaglia di Kawanakajima, ma non fu presente a Nagashino. L'originale del Kōyō Gunkan consisteva di 20 rotoli, e si ritiene sia stato completato nel 1616 da Obata Kagenori, figlio di Obata Masamori, un altro dei 24 generali Takeda. Obata Kagenori (1570-1644) passò dalla parte dello shogun Tokugawa Hidetada, e sotto il servizio di questi completò il famoso Takeda-ryu Kōyō Gunkan-sho, lavoro dal quale vide successivamente la luce l'Heihō Okigi-sho, il libro segreto di strategia dei Takeda. In questo libro viene anche citato per la prima volta il Bushidō. Il Kōyō Gunkan contiene le descrizioni ed alcune delle statistiche più dettagliate sulle battaglie durante il periodo Sengoku ancora oggi disponibili, fornendo oltretutto dati precisi sugli esiti di queste. Descrive gli archibugi cinesi utilizzati nella battaglia di Uedahara del 1548, fatto che rese questo campo di battaglia il primo in Giappone nel quale si utilizzarono armi da fuoco. Si narra anche del famoso scontro uno contro uno avvenuto tra Takeda Shingen ed Uesugi Kenshin nella quarta battaglia di Kawanakajima del 1561, in cui Kenshin, dopo aver rotto le linee di Shingen, raggiunse la tenda di comando (honjin) di questi e vi ingaggiò un duello calandogli dieci fendenti con la propria katana. Shingen ricevette 3 colpi sull'armatura e deviò gli altri 7 con il suo gumbai uchiwa il ventaglio da guerra di ferro, cercando di recuperare la spada. Il luogo dello scontro da quella volta viene chiamato mitachi nana tachi no ato, "luogo delle 3 spade e delle 7 spade". Finalmente un guerriero Takeda di nome Hara Torayoshi (Osumi-no-kami) riuscì ad intervenire, cercando di colpire Kenshin con la sua lancia, ma la lama venne deviata dall'armatura di questi, mentre l'asta finiva sul dorso del suo cavallo, costringendolo a ritirarsi. In una sezione, la cronaca riporta il dettaglio dell'intero esercito Takeda nel 1573, elencando tutto da paggi e portatori di bandiere a personale di cucina, veterinari per i cavalli e commissari delle finanze. Secondo il documento, i 33736 membri dell'esercito Takeda includevano 9121 cavalieri, 18242 ausiliari di cavalleria, 884 ashigaru dell'hatamoto shoyakunin (truppe personali del daimyō), ed altri 5489 ashigaru. Il dettaglio dell'esercito fornisce anche un aspetto interessante nelle gerarchie di seguaci e alleati all'interno di tale forza. Il Heihō Okigi-sho contenuto nell'opera, è generalmente attribuito al generale Yamamoto Kansuke, un altro dei ventiquattro generali di Takeda Shingen e suo braccio destro, ma è altamente probabile che rappresenti un lavoro successivo strutturato grazie al contributo di Obata e che fu attribuito successivamente a Yamamoto per conferirgli maggiore credibilità; indipendentemente dall'autore è considerato uno dei primi trattati di arti marziali in Giappone, nel quale vengono descritte tecniche, tattiche e strategie, e forniti consigli pratici su come maneggiare spada, lancia, arco ed archibugio, con capitoli speciali dedicati alle tattiche di infiltrazione e le diverse forme di ammanettamento dei prigionieri chiamate hojōjutsu. Alcune sezioni scritte da Kosaka Masanobu esprimono la sua particolare visione del codice di condotta del guerriero, in relazione ai rapporti tra signore e vassallo. La figura di Shingen è vista come quella del signore ideale e contrasta con quella di suo figlio Takeda Katsuyori, la cui inferiore abilità nel comando sembrerebbe aver portato rapidamente il clan verso il declino. Questi avvenimenti, che vanno dalla morte di Shingen fino alla battaglia di Nagashino, sono narrati nel celebre film del 1980 "Kagemusha, l’ombra del guerriero” (影武者lett. "Guerriero ombra") del celebre regista Akira Kurosawa, il quale descrive gli ultimi anni di questa era tracciando la biografia del daymiō Takeda Shingen e delle sue campagne militari. Le ultime volontà del daymiō Takeda Shingen, ormai conscio del destino della dinastia Ashikaga, dettano al nipote, Takeda Kunitsugu, di trasferirsi presso il daymiō della provincia di Aizu, Moriuji Ashina, a lui ancora fedele. Qust’ultimo accoglie il reggente Takeda Kunitsugu regalandogli delle terre ed un castello. Sarà Takeda Kunitsugu, impareggiabile maestro delle arti marziali di famiglia a continuare il nome del clan Takeda e della scuola nei secoli a venire. Da allora il clan Takeda si chiude nel riserbo più assoluto e solo i dignitari superiori del clan Aizu (oltre ai membri della famiglia del clan Takeda) potevano ricevere gli insegnamenti della scuola Takeda in riconoscimento del dono fatto a Takeda Kunitsugu dal daymiō di Aizu, Moriuji Ashina. Da allora questo ramo del clan Takeda diviene noto con il nome diAizu-Takeda per distinguerlo dal clan Kai-Takeda. Nel 1600 nella battaglia di Sekigahara, Ieyasu Tokugawa sconfigge Hideyoshi ed apre un nuovo periodo che prenderà il suo nome: Periodo Tokugawa, noto in genere come periodo Edo durante il quale, per circa 250 anni, il paese godrà della pace imposta dal nuovo shogun. Uno dei primi editti del suo governo militare (bakufu) è la riconciliazione con tutti i vecchi clan sconfitti nel periodo Momoyama. Con la sua riabilitazione politica politica anche il clan Aizu-Takeda si allinea con il nuovo corso e nel 1644, nel territorio di Mutsu, è documentata l’esistenza del dōjō principale del clan, il Nishinkan, che le narrazioni dell’epoca avvolgeranno in un alone di mito con cui è stato poi noto per secoli. Lo stesso shōgun volle che la sua guardia scelta fosse addestrata esclusivamente dal clan Takeda così che, ben presto, molti dignitari del governo Tokugawa vollero istruirsi al Nishinkan, o ricevere istruzione dal clan Takeda direttamente a Edo. Nel 1674 alcuni documenti segnalano che l’influenza del Nishinkan del clan Takeda si è estesa su tutto il territorio d’Aizu, intorno al quale fioriscono molte scuole marziali principali che insegnano esclusivamente ai guerrieri (bushi) del clan Aizu. Si contano 5 stili di scherma e 2 di jūjutsu (la famosa Mizu-no-Shintō-ryū e Shinyo-ryū) proprie del clan Aizu, più una miriade di scuole private che insegnano anche ai samurai di minor rango: 22 di scherma (Kenjutsu), 16 di lotta corpo a corpo (jūjutsu), 16 d’armi da fuoco (Hōjutsu), 14 di estrazione della spada (Battōjutsu), 7 di tiro con l’arco (Kyūjutsu), 4 di lancia (Sōjutsu) ed 1 di alabarda (Naginatajutsu), falcetto con catena (Kusarigamajutsu), bastone (Bōjutsu), lotta con l’armatura senza armi (Yoroi Kumiuchi). Per due delle scuole citate sorge il divieto di dare dimostrazioni in pubblico. Sono le due scuole segrete del clan Aizu-Takeda; l’Oshikiuchi (già Aiki-in-yō-ho, poi Daitō-ryū Aikijūjutsu) del clan Takeda ed il Kenjutsu di Misoguchi-ha-ittō-ryū del clan Aizu. Dopo 250 anni di pace e di isolamento dal resto del mondo, la decadenza della classe militare e lo scontento dei clan dell’ovest, che avevano minori privilegi, creano le condizioni per lo scoppio della guerra Boshin (la guerra civile del 1868). Leali allo shōgunato Tokugawa si schierarono alcuni clan principali, sotto la guida del clan Aizu, mentre quelli dell’ovest, con in testa quello di Satsuma e di Choshu, guidarono la rivolta a Edo (capitale dello shōgunato) con l’intenzione di restaurare la dinastia dell’imperatore Meiji, che aveva loro promesso alcuni possedimenti e maggiori privilegi. Nel periodo Edo la città d’Aizu-Wakamatsu nel distretto di Aizu era nota per la potenza del castello Tsurugajo, fatto costruire nel 1384 (periodo Ashikaga) da Ashina Nanamori (all’epoca daymio di Aizu) e al tempo della rivolta guarnito dalle truppe del clan Aizu addestrate dal clan Takeda che forniva anche i migliori samurai per la guardia dello shōgun. Nel 1868 il nerbo delle forze bene resiste alle forze nemiche, contro cui combattono anche due formazioni di giovani addestrati nell’oshikiuchi (il futuro Daitō-ryū Aikijūjutsu): la squadra Byakkottai (白虎隊 tigri bianche) e la squadra Joshigun (l’una maschile e l’altra femminile, formate entrambe da giovani tra i 15 ed i 17 anni, che dovevano essere unità di riserva, in quanto composte da giovani figli di samurai Aizu). Quando le armate Meiji si avvicinano al castello Tsurugajo difeso dal daymiō d’Aizu Matsudaira Katamori, le due squadre accorrono in suo aiuto. Vedendo la struttura assediata ed avvolta dal fumo pensano al peggio e commettono così l’unico atto degno del bushidō (codice guerriero), cioè il seppuku (suicidio rituale). Alle porte della città oggi sorge un monumento in memoria dei giovani suicidi (sulla collina Limori a Aizu-Wakamatsu, Fukushima). La battaglia, benché ormai persa, continua ancora quattro settimane, ed il castello, che non era in fiamme come avevano creduto i giovani, è ancora in mano agli Aizu. I superstiti , nell’esempio dell’eroismo delle giovani squadre scelgono di continuare a combattere fino alla morte e, come in passato, le famiglie commettono seppuku così che i loro mariti e padri non debbano preoccuparsi di loro, dato che la sconfitta è inevitabile. Quando le armate dell’imperatore entrano nel castello non vi è un sol uomo vivo. Terminava così l’egemonia degli Shōgun e con essa terminava anche un’era, quella dei veri samurai. Inizia infatti il periodo Meiji (1868-1912), il concetto di caste viene stravolto dalla rivoluzione sociale e nessuno può più portare in pubblico le due spade (daishō), lunga e corta, simbolo della classe militare dei guerrieri (bushi). Nessuno poteva più portare il Daishō? Pochi anni prima era nato ad Aizu un bimbo, Takeda Sokaku (10 ottobre 1859 - 25 aprile 1943) che all’epoca aveva solo 8 anni. Aizu (会津) è la più occidentale delle tre regioni in cui, per diverse caratteristiche geografiche, è suddivisa la Prefettura di Fukushima in Giappone. Le altre due regioni sono Nakadōri nella parte centrale della prefettura e Hamadōri ad est. Durante il periodo Edo (o periodo Tokugawa 1603-1868), Aizu era un feudo noto come Dominio di Aizu (会津藩 Aizu-han). Il padreTakeda Sokichi, discentente della stirpe Takeda nel feudo di Aizu, lo aveva già da bambino iniziato allo studio delle arti marziali classiche (būjutsu). Sokaku ricevette da subito una formazione nel metodo di spada (kenjutsu) Onoha Ittō-ryū tramite Shibuya Toma, un amico di suo padre. Nel 1873, all'età di quindici anni, Sokaku venne trasferito al dōjō di un altro amico di suo padre, il famoso spadaccino, Sakakibara Kenkichi dal quale apprende lo stile di scherma Jikishinkage-ryū. Da qui incontrò molti dei più grandi maestri di spada dell'epoca, samurai servitori dello shōgunato Tokugawa membri del Kōbusho ossia della scuola ufficiale di arti marziali dello shōgunato in cui si formavano i giovani guerrieri. All'interno del Kōbusho praticò con i migliori spadaccini del suo tempo. Padroneggiò presto un gran numero di tecniche e di armi, spada (Katana), bastone (Bō), bastone corto (Hankyu), armi da lancio (Shuriken) e lancia (Yari) in stile Hozoin-ryū. Poco più che ventenne ricevette il certificato di insegnamento di Onoha Ittō-ryū e Hozoin-ryū e ben presto il giovane Sokaku, comincia il suo shugyō, ossia il pellegrinaggio di apprendistato per il giappone (come era consuetudine) per provare le sue tecniche di spada contro praticanti di altre scuole, divenendo un vero e proprio Rōnin (samurai senza padrone). All'età di 23 anni venne quasi ucciso dalla folla in una rissa a Tōkyō con operai edili, che lo insultarono per il suo modo ormai illegale di vestire tipico della casta da poco abolita dei samurai, che comprendeva anche l'indossare le due spade (il Daishō). Sokaku riuscì comunque ad uccidere diverse persone e venne poi salvato dalla polizia da un possibile linciaggio della folla. Il capo dell'impresa edile i cui operai vennero coinvolti sporse una denuncia contro Sokaku accusandolo di aver cominciato la rissa proprio per il suo modo di andare in giro armato, ma le accuse vennero comunque respinte. Sokaku fu tuttavia informato dal giudice che l'epoca in cui era normale per un samurai portare la spada era ormai terminata e che l'unica ragione per cui l'alterco era cominciato fu dovuto al fatto che Sokaku camminava per le strade in violazione di legge, portando cioè la sua katana. Tutto ciò non ha comunque intimidito il giovane Sokaku, il quale continuerà per molti anni in violazione delle nuove leggi a portare la spada ed a segnarsi di eventi singolari. Takeda Sokaku fu molto criticato per il carattere irascibile e scontroso, per i modi altezzosi ed arroganti e per il disprezzo che pubblicamente nutriva per ilo nuovo ordine sociale. La sua figura va però misurata nel contesto di un paese che soffriva di una profonda rivoluzione, dove valori radicati da millenni nell’animo dei guerrieri (bushi) vennero completamente sradicati in pochi anni. Essi vedevano il mondo crollare sotto i loro piedi, adeguarsi non era facile soprattutto per le convinzioni morali ed i forti condizionamenti subiti sin dall’infanzia. Egli, come molti samurai, era anche un uomo profondamente religioso, medita, prega e pratica varie forme di ascesi nei templi situati nei luoghi sacri in tutto il Giappone; tra cui il Mt. Futara nella prefettura di Nikko, Udomyojin nella prefettura di Kyushu, e il monte Haguro nelle prefetture di Akita e Yamagata. Nel 1875 ebbe una chiamata spirituale che lo porterà al Santuario Tsutsukiwake di Fukushima. Lì Sperava di studiare ed alla fine diventare prete; questo non avvene mai, ma fu proprio grazie a questa sua inclinazione che qui incontrò un uomo, Tanomo Saigo (西郷頼母 1830 - 1903), samurai del tardo periodo edo che era stato un capo del consiglio del clan Aizu, distintosi nella guerra Boshin (戊辰戦争 Boshin Sensō - guerra civile giapponese), fino a quando il rinnovamento Meiji in sostanza ha messo fine all'era dei Samurai. Tanomo Saigo sembrerebbe aver studiato l' Aiki In-Yō ho da Soemon Takeda (1758 - 1853). Nel 1868 Tanomo era diventato un prete shintoista dopo aver perso completamente la sua famiglia, che credendolo morto in uno degli ultimi scontri del clan Aizu con le truppe imperiali esege come da prassi in quel tempo il suicidio rituale (seppuku). Da sacerdote il suo nome venne cambiato in Hoshina Chikanori. Anche se attualmente sacerdote Chikanori era un grande maestro dell'Aiki In-Yō ho (oshikiuchi), disciplina marziale segreta che formava i guerrieri del clan Aizu. Grazie alla sua reputazione di grande spadaccino Sokaku, che fino a quel punto era stato prevalentemente un uomo di armi, fu ammesso a studiare questa segreta e temibile disciplina marziale corpo a corpo che una volta veniva insegnata esclusivamente all'elite dei samurai del clan Aizu. Il 12 maggio 1898, poco prima di morire, Tanomo trasmise le sue volontà a Sokaku, da maestro a discepolo, proprio come era consuetudine tra i praticanti di arti marziali del tempo, dicendogli che l'epoca della spada era ormai terminata e che era giunto il momento di diffondere ovunque quelle tecniche meravigliose di jūjutsu (Oshiki-uchi). Sokaku, dopo aver apportato delle piccole modifiche in base alla sua grande esperienza marziale, rinominò la disciplina in Daitō-ryū Aikijūjutsu, dall’antico nome di aiki-in-yō-ho + il richiamo ai nomi e luoghi d’origine dell’arte e del suo clan (il castello di Daitō del principe Yoshimitsu Minamoto). Successivamente egli fece uscire l’arte dal riserbo e dal segreto secolare in cui si era tramandata, insegnandola a moltissimi allievi in tutto il Giappone. Benché analfabeta, teneva corsi e registrava tutto in appositi registri che faceva compilare e firmare direttamente agli allievi (registri conservati presso l’hombu-dōjō di Abashiri in Hokkaidō) con minuziosità impressionante, che oggi ci permette di ricostruire molti eventi dettagliati. Ebbe molti allievi importanti: ministri, ammiragli, generali, magistrati, forze di polizia e futuri maestri di arti marziali tra i quali Matsuda Hosaku, Takuma Hisa, Yoshi Sagawa, Yamamoto Kakuyoshi, Taiso Horikawa, Kodo Horikawa, Yoshita Kotaro, Morihei Ueshiba ed ovviamente suo figlio Takeda Tokimune (1915-1993). Takeda Tokimune rinominò l'arte in Daitō ryū Aikibudō inserendo in essa quei principi morali universali tipici delle moderne vie marziali (Budō) e quelle tecniche di scherma di stile Onoha Ittō-ryū apprese dal padre, il quale aveva apportato anche qui delle modifiche derivate della sua esperienza personale (dando origine a quel filone di Ittō-ryū conosciuto come Takeda den). Sokaku Takeda nel corso della sua vita non aveva mai assegnato gradi, dan, cinture e simili (tutte cose appartenenti ai moderni sistemi marziali - Budō). Egli assegnò soltanto i titoli di "assistente istruttore o istruttore" e cioè certificazioni più vicine alle antiche discipline marziali (koryū) - vedi ad es il certificato di completa trasmissione Menkyo Kaiden (免許皆伝). Fù invece suo figlio Tokimune ad inserire nell'ormai Daitō-ryū Aikibudō tali moderne metodologie di valutazione, che vanno al massimo fino al 5° dan.  Allievi di Takeda Tokimune per oltre 30 anni presso lo storico Daitōkan Dōjō di Abashiri (Hokkaidō, Giappone) furono Matsuo Sano, che fu oltre che allievo interno (uchideshi) anche amico intimo di Tokimune, Kato Shigemitsu, Arisawa Gunpachi, Suzuki Shimpachi. Alcuni allievi di Sokaku Takeda in seguito crearono scuole proprie, da esso derivano infatti l’Hakkō-ryū, l’Aikidō, l’Hapkidō ed indirettamente lo Shorinji-Kempo (Draeger, Modern Budō). Un cenno particolare va a Morihei Ueshiba (1883-1969) che fu allievo di Sokaku Takeda per più di 20 anni (1915-1936). Nel 1922, dopo uno studio assiduo, ricevette il titolo di insegnante di Daitō-ryū Aikijūjutsu direttamente da Sokaku Takeda. Ueshiba ebbe un privilegio che non toccò poi a nessun altro allievo di Takeda Sokaku: per un periodo visse insieme al maestro con le rispettive famiglie. Ueshiba continuò a compilare il registro anche dopo il 1922 firmandosi “devoto allievo di Takeda Sokaku, dai-sensei”, egli era il più fedele ed il preferito dei discepoli di Sokaku. Ueshiba fu un uomo eccezionale sia sul piano tecnico, sia su quello umano. Fu un grande maestro di Daitō-ryū Aikijūjutsu, ma ancor di più un innovatore e quando nel 1942 concepì la sua disciplina l’Aikidō vi inserì principi e concetti morali validi universalmente, anche al di fuori delle arti marziali e della cultura giapponese. Altro personaggio di spicco nel mondo del Daitō ryū Aikijūjutsu fu Shiro Saigo (1867-1922), che iniziò giovanissimo a studiare Daitō-ryū con il padre adottivo Tanomo Saigo (Chikanori Hoshina), eccelso maestro dell’arte ed alto dignitario del clan Aizu, per poi entrare nel Kodokan del professor Jigoro Kano. Fu campione indiscusso della scuola battendo sempre gli avversari, spesso con la sua tecnica preferita: Yama-arashi ereditata dalla scuola Daitō. (Draeger, Modern Budō). E’ ancora il regista Akira Kurosawa a narrare, romanzandola, la vita di Shiro Saigo presso il Jūdō Kodokan nel suo celebre film "Sanshiro Sugata, alias Jūdō Saga". 

 

L'organigramma ufficiale della scuola nel 1973 era il seguente:

Presidente del Daitōkan Yamada Micho

Vicepresidente del Daitōkan Nakagawa Ise

36° Sōke e Direttore del Daitōkan Takeda Tokimune

Segretario della sede centrale del Daitōkan Arisawa Gunpachi

Segretario della sede centrale del Daitōkan Kato Shigemitsu

Direttore della sede di Kitami Sano Matsuo

Direttore dell'istruzione della sede di Tōkyō Kondo Katsuyuki

 

Le prime due cariche (presidente e vicepresidente) sono cariche onorifiche, attribuite perchè Yamada san e Nakagawa san erano finanziatori e sponsor dell'associazione. Seguono le cariche di sostanza all'interno della associazione.

Dopo la morte di Tokimune tuttavia si apre un periodo un po' controverso riguardo la linea di successione del 36 ° Soke, in quanto nessuno dei suoi allievi anziani ha in sostanza riconosciuto la successione ufficiale andatasi a delineare, secondo molti di coloro che gli erano vicini, in un periodo in cui il grave stato di salute del Sōke non gli lasciava piena capacità di intendere e di volere.  Nel 1989, a 73 anni, poco dopo la morte della moglie, la salute di Tokimune Takeda si deteriora rapidamente, tanto che tutte le attività di amministrazione ed insegnamento nel Dōjō centrale di Abashiri passano a Kato Shigemitsu Sensei, sotto la supervisione di Sano Matsuo Sensei. Nell'aprile del 1991, quando già la sua salute era seriamente compromessa, Tokimune organizza un incontro tra i vari praticanti anziani della disciplina e manifesta le sue intenzioni di voler continuare la successione all'interno della sua famiglia. Egli però aveva soltanto due figlie femmine per nulla interessate allo studio del Daitō ryū Aikibudō, di conseguenza la successione prende una strada differente rispetto a quella della anzianità di pratica e coloro che sono stati suoi studenti diretti per oltre 40 anni si vedono messi da parte nel giro di pochi anni. Il più anziano (in anni di pratica) era Sano Matsuo sensei, fedele discepolo ed intimo amico di Tokimune che, tuttavia, non turbato affatto dalle problematiche di successione, continuerà con infinita umiltà a praticare e ad insegnare presso la città di Kitami (che si trova ad una manciata di km da Abashiri) fino alla fine dei suoi giorni (27 settembre 2014). Sano Matsuo Sensei per la gioia dei suoi studenti, in Giappone ed all'estero, deciderà di fondare una associazione giapponese, la "Shiseikan" (至誠館), con l'obiettivo di preservare gli insegnamenti originali di Tokimune Takeda. Discepoli fedeli di Matsuo Sano Sensei, che hanno praticato con lui fino alla fine sono Sasaki Masami Sensei, attuale direttore dell'associazione Shiseikan e Sato Norio Sensei, i quali continuano a portare avanti in Giappone (a Kitami - Hokkaidō) l'insegnamento del Daitō ryū Aikibudō. Essi inoltre,  con estremo entusiasmo, pazienza e cortesia, dirigono in Italia dei seminari annuali di apprendimento.

 

 

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